Welfare italiano freno agli investimenti

L’incidenza sul Pil della spesa per la protezione sociale in Italia è superiore alla media europea. E lo stesso si può dire della spesa sociale sul totale della spesa pubblica. Questo, in estrema sintesi, il quadro che è emerso dal quarto “Rapporto sul Bilancio del Sistema Previdenziale Italiano”, realizzato da Itinerari Previdenziali e presentato mercoledì 15 febbraio alla Camera dei Deputati.
Parlando in “soldoni”, nel 2015 la spesa per prestazioni sociali si è attestata a 447,396 miliardi di euro, ovvero il 54,13% dell’intera spesa statale, comprensiva degli interessi sul debito pubblico, e il 27,34% rispetto del Pil.

 

“È uno dei livelli più elevati in Europa – ha commentato Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali, in occasione della presentazione del rapporto – Numeri in contrasto con quanto spesso si afferma, cioè che in Italia si spende molto meno per il welfare rispetto agli altri Paesi europei. Si tratta di un onere difficilmente sostenibile in futuro, che già ora limita gli investimenti pubblici in tecnologia e ricerca e sviluppo, unica via per garantire la competitività del Paese e un futuro più favorevole per le giovani generazioni già gravate da un abnorme debito pubblico”.

 

Ma come viene finanziato il welfare? Facendo un piccolo passo indietro al 2014, ultimo anno di cui si dispone del valore delle entrate tributarie, i 444,507 miliardi di spesa complessiva per il welfare hanno trovato copertura con tutti i contributi sociali per pensioni e prestazioni temporanee, con quelli versati dall’Inail, con tutta l’Irpef, l’Ires, l’Irap e il 36% dell’Isos. “In pratica tutte le imposte dirette – recita il Rapporto – per cui il resto della spesa pubblica è stato finanziato dalle sole imposte indirette. Considerazioni che potrebbero essere replicate anche nel 2015”.

 

 

I principali numeri del sistema previdenziale
Nel 2015, il numero di pensionati è sceso di circa 80mila unità a quota 16.259.491e anche il numero di prestazioni è diminuito, tornando ai valori del 2004 (23.095.567). Dal rapporto tra questi due numeri si evince che ogni pensionato ha ricevuto in media 1,427 prestazioni, per una pensione media di 17.323 euro, ben al di sopra dei mille euro al mese. “Nonostante il calo del numero di prestazioni e quello dei pensionati, la spesa per prestazioni e quella assistenziale è aumentata e ciò si riflette nell’incremento della pensione media (+4,12%)”, si legge ancora nel Rapporto.

 

Entrando più nel dettaglio, nel 2015 la spesa pensionistica relativa a tutte le gestioni (al netto della quota Gias) è stata pari a 217,895 miliardi, con un aumento dello 0,82% sul 2014; incremento imputabile sia alla rivalutazione delle rendite all’inflazione sia al cosiddetto “effetto rinnovo”, che consiste nella sostituzione delle pensioni cessate con quelle di nuova liquidazione, che hanno importi mediamente più elevati. “A questi due fattori – continua il Rapporto – si è aggiunto nel 2015 il cosiddetto effetto Fornero, che ha determinato un boom delle pensioni anticipate. Ne sono state liquidate 148.540, con un aumento del 74% sul 2014, poiché gli assicurati impossibilitati ad andare in pensione dal 2012 a causa dei requisiti più rigorosi introdotti dalla legge Fornero hanno finalmente maturato nel 2015 l’anzianità richiesta”.

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