Un mondo senza Yellen e Draghi

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Per salutare Mario Draghi, governatore della Banca centrale europea, ci vorrà ancora del tempo. Il suo mandato di otto anni arriverà a scadenza naturale il 31 ottobre del 2019. E anche se mancano ancora 27 mesi, sono già in atto grandi manovre per piazzare al suo posto il tedesco Jens Weidmann, presidente della Bundesbank.

 

La prima donna a capo della Fed, Janet Yellen, dovrà invece essere riconfermata o sostituita il prossimo 3 febbraio. Anche in questo caso, secondo voci di mercato, l’uomo pronto occupare la sua sedia è in trepida attesa da almeno un mese. Si tratterebbe di Gary Cohn, attualmente direttore del National Economic Council ed ex presidente di Goldman Sachs. Cohn è stato strappato alla banca d’affari Usa proprio dal presidente Donald Trump, che gli ha affidato la guida dell’organismo che coordina le questioni economiche interne e internazionali. Dunque, si tratta di un uomo del presidente, anche se solo da dopo l’elezione: prima era stato un sostenitore sia del partito democratico che di quello repubblicano. Non corre buon sangue, invece, tra Trump e la Yellen, quest’ultima accusata dal magnate inquilino della Casa Bianca di essere la spalla di Barack Obama, che le imponeva tassi a zero per sostenere fittiziamente l’economia americana.

Janet Yellen, Donald Trump

 

Dopo l’elezione, però, i toni di Trump sono cambiati, su questo e su praticamente tutti i temi dell’agenda politica. Ma anche se ora l’ex tycoon è più diplomatico, le possibilità di un secondo mandato della Yellen sono praticamente pari a zero. Anche il mercato di fatto ha smesso di basarsi sulle mosse di politica monetaria, probabilmente proprio scontando che la fine dell’era Yellen sia prossima.

Quello di Cohn, comunque, non è l’unico nome circolato nei corridoi del potere: un altro candidato sarebbe Kevin Warsh, ex governatore della Fed (tra l’altro il più giovane, a 35 anni tra il 2006 e il 2011), che con Cohn condivide la mancanza di una laurea in economia: è un giurista e oggi insegna alla Standford University. Anche Cohn non è un economista, ma un grande esperto di mercati finanziari, oltre che un eccellente diplomatico, dote estremamente utile perché la Fed riguadagni credibilità agli occhi del mercato.

 

Nella rosa dei candidati ci sono anche due economisti: Glenn Hubbard, ex capo-consigliere economico di George W. Bush, oggi decano alla Columbia Business School. Infine, John Taylor, professore della Standford University e ideatore della “Taylor rule”, la formula secondo cui per calcolare il livello dei tassi bisogna tener conto di indicatori come inflazione e output: se questa formula fosse stata già applicata, nei mesi scorsi avrebbe richiesto che i Fed Funds viaggiassero intorno al 2,5% rispetto all’1,25% attuale.

 

Insomma, chiunque verrà scelto alla fine, si prospetta un’inversione di marcia nel modo di lavorare della banca centrale Usa.

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