Private banking in movimento

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di Vittoria Ricci

 

Oltre 730 miliardi di euro in gestione, 900mila clienti e una crescita a doppia cifra anno su anno. Il private banking italiano è pronto a una svolta e tra cessioni, acquisizioni da parte di grandi gruppi che vogliono rafforzarsi nel settore, quotazioni e nuove iniziative, si prevedono mesi di grandi movimenti. Movimenti che dipendono in generale dal cambiamento di pelle che il settore ha dovuto compiere di recente.

 

La fotografia del settore

“Il private banking per molti anni in Italia è stato solo un segmento dell’attività dedicata dalle banche alle famiglie: l’elemento distintivo era essenzialmente dato dalla ricchezza attuale o potenziale della clientela – dice a Focus Risparmio Antonella Massari, segretario generale dell’Associazione italiana private banking (Aipb) – Le esperienze fatte in altri Paesi, in primo luogo Stati Uniti e Svizzera, hanno progressivamente creato, dopo il 2000, una identità sempre più distinta da quella dell’attività bancaria tradizionale. Gli elementi di differenziazione si sono espansi dalle caratteristiche della clientela a quelle del personale coinvolto, dei servizi offerti, della tecnologia utilizzata. La crisi del 2008 ha poi evidenziato che il private banking assorbe meno capitale rispetto ad altri pezzi dell’attività bancaria, rendendo il suo contributo ai conti economici ancora più significativo. Un ultimo passo mancante è un quadro normativo che prenda atto del fatto che il private banking si sta affermando come industria a se stante che richiede contenuti normativi diversi dal mercato retail”.

I numeri del mercato di riferimento hanno dimensioni rilevanti per il nostro Paese. La ricchezza finanziaria delle famiglie “private” era stimata a fine 2016 superiore ai 1.000 miliardi; di questa ricchezza, oltre 730 miliardi è gestita dall’industria del private banking. “Una dimensione in costante crescita dal 2010 – continua Massari – con una clientela concentrata prevalentemente nella fascia di ricchezza compresa tra 1 e 5 milioni”.

 

 

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Lo scenario futuro

Come evolve allora il private? In larga maggioranza il mercato è oggi presidiato dai gruppi bancari tradizionali dotati di strutture societarie separate o aree di business con strategie dedicate a clientela Private. Al loro fianco si sono sviluppati altri tre tipi di operatori: le banche estere, le boutique e le reti di consulenti finanziari. “Le banche estere – spiega Massari – si sono affacciate sul mercato italiano forti dell’esperienza sviluppata nei loro Paesi di origine e si sono focalizzate prevalentemente sulla fascia alta di clientela cercando talvolta un legame con le attività di Investment Banking. Le boutique hanno fatto proprie le esperienze internazionali facendo leva sull’attenzione al cliente e sulla riservatezza: gli operatori tendono sempre più ad avere caratteristiche comuni nell’offerta al cliente ma a organizzarsi in maniera differente”.

Massari prevede un aumento delle boutique, “che avranno anche dimensioni molto piccole e che lavoreranno in tandem con i gruppi bancari. Altre si specializzeranno sempre più in settori di nicchia proponendo al proprio cliente di usare in contemporanea le grandi strutture Private per le attività che non sono oggetto della propria specializzazione. Alcune banche italiane di dimensioni minori e di minore specializzazione sceglieranno di allearsi anch’esse con operatori di maggiori dimensioni, che hanno già investito nel settore e potranno offrire loro un adeguato mix di costo e qualità. Si assisterà, in sintesi, a un’evoluzione simile a quella avvenuta nel mercato del risparmio gestito”.

E la conferma arriva proprio dai movimenti nel mercato di cui parlavamo in apertura: “L’industria del private banking è nel pieno di uno cambiamento strategico – conferma a Focus Risparmio Riccardo Ambrosetti, fondatore e presidente di Ambrosetti Asset Management Sim – Le pressioni regolamentari, il calo della marginalità di prodotto, la concorrenza di nuovi attori, spesso non convenzionali, colpiscono un po’ tutti i player. La reazione va nella direzione di razionalizzare ed ottimizzare i vari aspetti della catena del valore. Naturalmente le risposte mutano a seconda delle dimensioni dei player, della localizzazione legislativa, dei progetti a medio termine. Alcuni tratti comuni sono però evidenti: innanzitutto le tematiche che guidano le scelte nell’ambito della distribuzione convergono sulla crescita delle masse anche per vie esterne, sull’opportunità di esportare il modello verso mercati e target di clientela più ampi, sulla riorganizzazione del modello distributivo anche attraverso l’adozione di soluzioni fintech. Dal lato offerta, si manifestano tipicamente tendenze volte al rinnovo della gamma prodotti e, in alcuni casi, anche al ripensamento di alcuni aspetti di processo”.

 

I movimenti in atto

In tutte queste situazioni vengono oggi considerati strategici due aspetti: “la crescita per vie esterne e lo sfruttamento di processi e soluzioni data driven. Alcuni riferimenti attuali possono essere rappresentati da Barclays, che troverà nuova linfa dalla integrazione con CheBanca!, o da Banca Cesare Ponti, destinata a integrarsi con una realtà presumibilmente di maggiori dimensioni per scalare il modello ad oggi proposto in autonomia. Anche nell’universo delle Sim e delle Sgr di dimensioni medio-piccole rileviamo molto fermento e riteniamo probabile assistere nei prossimi mesi a diversi fenomeni aggregativi che porteranno a mutamenti anche sostanziali dell’offerta”.

Tra le banche sistemiche interessate a rafforzare la funzione di wealth management sicuramente figura Intesa Sanpaolo, il cui ad Carlo Messina non ne fa mistero. Un ruolo di primo piano lo ha già conquistato Banca Generali, grazie a una serie di operazioni di M&A tra il 2001 e il 2008 e che negli ultimi cinque anni ha visto ingressi di nuovi banker nell’ordine di 100 all’anno e ora ne conta 1.850. Su un piano diverso, un campione dell’M&A cross-border è Azimut: tante micro acquisizioni nei cinque continenti, privilegiando Paesi dove il ciclo di vita del risparmio gestito non è ancora maturo, ovvero America Latina, Turchia e l’Asia oppure l’Australia dove gli incentivi alla previdenza complementare stanno facendo crescere rapidamente il settore.
Mentre tra i soggetti sul mercato figura Banca Intermobiliare, sulla cui vendita l’azionista di maggioranza Veneto Banca ha dichiarato di voler stringere i tempi a questa estate e gli aspiranti acquirenti non mancherebbero. Banca Cesare Ponti, gruppo Carige, è una Cenerentola già messa in vendita nel 2015 e poi ritirata dalla piazza: pare che però adesso la banca genovese voglia di nuovo cederla. In questo fermento, si inserisce la quotazione di Kairos, di cui si parla da anni. Il fondatore Paolo Basilico attende mercati finanziari tonici per preparare lo sbarco a Piazza Affari: chissà se quelli del 2017 lo soddisferanno.

 

 

 

Articolo pubblicato sul numero di giugno-luglio 2017 di Focus Risparmio

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