Pensioni, dai PEPP 2mila miliardi di raccolta in 10 anni

Incentivare la previdenza complementare e favorire un’integrazione a livello europeo. La terza giornata del Salone del Risparmio si è aperta all’insegna delle pensioni. Un tema sempre più caldo, soprattutto in un contesto di crisi occupazionale e di ingresso ritardato dei giovani nel mondo del lavoro. Senza occupazione, il quadro previdenziale di lungo periodo diventa drammatico. È fondamentale, quindi, intervenire subito, incentivando le adesioni e l’investimento di lungo periodo, nonché aumentando innovando l’offerta di prodotti previdenziali.
Su questi temi, esperti nazionali e internazionali si sono confrontati durante la conferenza “Pensioni su misura, le novità in arrivo dall’Europa” al fine di indagare le possibili evoluzioni della previdenza complementare all’interno di un quadro nazionale ed europeo in continua e rapida evoluzione.
La conferenza si è aperta sulle parole di Mario Padula, presidente di Covip, che ha fatto una disamina della situazione pensionistica italiana, ponendo l’accento su alcuni temi importanti in chiave di standardizzazione Ue. Tra questi, quello dei costi: “Sul fronte delle spese c’è una grande eterogeneità – ha sottolineato il presidente di Covip – Nel caso dei fondi negoziali, poi, i costi di gestione finanziaria e gestione amministrativa tendono a decrescere all’aumentare della dimensione. In chiave europea è importante intraprendere la strada della standardizzazione, adottando uno standard unico e trovando il modo di rendere le spese comparabili”.
L’Europa tutta si sta muovendo in questa direzione. Nel 2012 la Commissione Europea ha avviato una consultazione per la nascita di un prodotto unico Ue, il cosiddetto PEPP (Pan european personal pension). Consultazione che, come evidenziato da Nathalie Berger, a capo dell’unità della Commissione dedicata alle assicurazioni e alle pensioni, ha dato segnali di insoddisfazione da parte dei consumatori sull’attuale offerta prodotti: “La maggior parte delle associazioni che hanno risposto alla consultazione hanno dichiarato di volere strumenti innovativi”. E la risposta a questa insoddisfazione può essere trovata proprio nei PEPP. Uno strumento che ha grandi ambizioni e che nei prossimi 10 anni potrebbe raccogliere oltre 2mila miliardi di euro. Ma c’è ancora tanta strada da fare. “I temi ancora aperti sono molti – ha sottolineato Berger – a partire dagli incentivi fiscali e dalla portabilità”.

 

 

Oggi più che mai è necessario avere una previdenza supplementare. “Ma ci sono ancora fasce della popolazione che non hanno una copertura adeguata – ha aggiunto Fausto Parente, executive director di Eiopa, l’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni – Bisogna allargare il campo per avere una maggiore attività cross border e superare la frammentazione nazionale ragionando su un nuovo prodotto, semplice e con opzioni di investimento limitate. Un prodotto che dovrà essere necessariamente di lungo periodo. E il regime fiscale dovrà essere vantaggioso”.

 

 

A conclusione della conferenza è poi intervenuto, in collegamento da Roma, Pier Paolo Baretta, sottosegretario di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze, che ha posto l’accento sulla discontinuità dell’occupazione e sull’ingresso ritardato dei giovani: “Una situazione che porta a buchi di tipo previdenziale. Senza occupazione, il quadro previdenziale di lungo periodo diventa drammatico”. È fondamentale trovare una soluzione per compensare questo vulnus. “E in quest’ottica la pensione integrativa rappresenta lo strumento principale”.
Per favorire la previdenza complementare, però, è necessario intervenire su più fronti. “A partire dagli incentivi fiscali – sottolinea Baretta – Il Governo ci sta lavorando, anche sugli incentivi indiretti. Si deve andare avanti e favorire un tessuto di welfare di carattere europeo. Altro tema importante è quello della portabilità, non solo interna al Paese, ma anche in chiave europea. E ancora, bisogna continuare a lavorare sulla strada delle agevolazioni e degli investimenti nell’economia reale. I Pir hanno avuto una risposta importante dal mercato. Risposta che va rafforzata. E per farlo occorre un lavoro condiviso. Dobbiamo lavorare tutti in prospettiva della prossima Legge di Bilancio”.

 

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