Olanda al voto. E l’Europa traballa

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Pronti, via. Con l’appuntamento olandese del 15 marzo l’Europa inizia a ballare. O meglio, a traballare. Dopo la vittoria dei sostenitori della Brexit in Inghilterra, l’esercito politico degli euroscettici ha preso coraggio e, a fronte di un progetto-Unione sempre più lacunoso, continua a guadagnare consensi.
A darsi battaglia, il liberale Mark Rutte, attualmente in carica, e il populista di estrema destra Geert Wilders. I sondaggi più recenti hanno visto Wilders perdere un po’ di consensi nelle ultime settimane e ora i due candidati se la dovranno “giocare” al fotofinish. Un vero e proprio testa a testa. Con l’opzione Wilders che fa tremare i palazzi di Bruxelles.
Soprannominato il Trump olandese, il leader del Partito per la Libertà ha affermato in una recente intervista a Il Messaggero che se vincerà le elezioni in Olanda “l’Europa sparirà”. Secondo Wilders “l’Europa non è riformabile. Invece di riformare, o di discutere, o di trovare un accordo, è molto più semplice ed efficace riprenderci il potere che ci appartiene. Non abbiamo bisogno dell’Unione Europea, non ci porta la pace, non ci porta niente, ci toglie soltanto la nostra sovranità. E noi la sovranità la rivogliamo indietro”.
Così, in scia al voto sulla Brexit, il candidato di estrema destra ha promesso un referendum sull’adesione dei Paesi Bassi all’Unione. Un’ipotesi che se dovesse diventare realtà potrebbe davvero far traballare l’Europa, soprattutto in vista delle elezioni presidenziali che si terranno in Francia tra un mese e mezzo (il primo turno è il 23 aprile, il secondo il 7 maggio). Anche la leader del Front National, Marine Le Pen, è pronta a giocarsi la carta Frexit. Due colpi che verrebbero sferrati da due dei sei Paesi fondatori dell’Unione europea.
I gestori per ora non si sbilanciano sull’esito e sulle conseguenze del voto nei Paesi Bassi. Si rimane alla finestra, in attesa che gli olandesi esprimano la loro preferenza. Ma se ad avere la meglio dovesse essere Wilders, allora per l’Europa potrebbe davvero aprirsi una nuova era. Quella dell’anti-austerity, dell’avanzata populista. Con una nuova crisi all’orizzonte.

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