MiFID II, italiani poco attenti al fee only

Tipologia di consulenza, product governance, trasparenza costi e presidio delle competenze del personale. Sono gli elementi portanti della MiFID II, la normativa europea che nel 2018 sarà recepita dall’Italia e che di fatto, oltre ad accrescere le tutele per il risparmiatore, apre all’opportunità di fare consulenza indipendente.
Ma il mercato è pronto ad accogliere queata tipologia di consulenza? E come si stanno preparando gestori e reti di distribuzione? Domande a cui si è cercato di dare una risposta al Salone del Risparmio durante la conferenza “Gestori e distributori: consulenza e mercati alla luce di MifidII”. Conferenza che ha visto confrontarsi Sebastiano Mazzoni Perelli di Prometeia, Lorenzo Alfieri di Jp Morgan Am, Marco Carreri di Anima, Alessandro Foti di FinecoBank e Sergio Trezzi di Invesco.

 

 

Gli Italiani non sono pronti
Un numero su tutti ha subito destato l’interesse della nutrita platea presente alla conferenza: l’85% degli italiani non è interessato alla consulenza indipendente. Una percentuale sorprendente e che potrebbe far pensare, visto anche il bassissimo livello di alfabetizzazione finanziaria, che gli italiani non siano a conoscenza dei costi sostenuti né dei potenziali conflitti di interessi. Ma in realtà non è così, come ha fatto notare Mazzoni Perelli: “All’interno del rapporto Wealth Insights sviluppato da Prometeia in collaborazione con Ipsos è stato chiesto agli italiani se sono consapevoli sia dei costi sostenuti quando investono nel risparmio gestito sia del livello di retrocessioni. Dalle risposte è emerso un elevato livello di percezione. Al tempo stesso, gli italiani hanno ammesso anche di essere a conoscenza dei potenziali conflitti di interessi”.

Quindi la percentuale del’85% molto probabilmente è dettata dal fatto che al momento c’è un’offerta molto bassa di consulenza finanziaria indipendente. Quando nascerà l’Albo dei fee only, e quando tutti gli ingranaggi cominceranno a girare alla perfezione, si avrà un’offerta più esplicita e sicuramente la percezione degli italiani cambierà. Anche perché gli spazi di crescita sono molto elevati. Basti pensare che dal 2012 a oggi la percentuale di risparmio gestito nei portafogli degli italiani è cresciuto dal 21% al 30%. E da qui in avanti sicuramente continuerà a crescere, soprattutto considerando che la media europea viaggia intorno al 40% (in Germania la percentuale e al 37%).

 

 

Più tutele per i risparmiatori
La direttiva comunitaria di secondo livello, oltre a spalancare le porte alla consulenza finanziaria indipendente, punta ad aumentare il livello di tutela del risparmiatore. E lo fa sotto diversi punti di vista. In primis con una maggiore trasparenza sui costi, con gli intermediari che saranno tenuti a comunicare tutte le voci di spesa, con informazioni dettagliate non solo in valore percentuale ma anche in valore assoluto.
Poi, con la MiFID II viene ridisegnato il rapporto tra produttori e distributori. Il numero di contatti e lo scambio di informazioni dovrà aumentare, in modo che ogni prodotto venga concepito e realizzato per rispondere alle esigenze di una particolare tipologia di clientela. “Noi auspichiamo la creazione di tre tipi di clienti – sottolinea il Director di Prometeia – Clienti da escludere per un determinato tipo di prodotto, clienti che rispondono in pieno alle caratteristiche per le quali il prodotto è stato disegnato ed infineuna cosiddetta area grigia, con i clienti che possono sì acquistare il prodotto, ma in una quantità coerente con il proprio profilo di rischio, in linea con un approccio di diversificazione rischio-rendimento del portafoglio”.
Altro elemento importante è il presidio sul livello di competente e conoscenze. In sostanza, gli intermediari dovranno assicurare che il personale coinvolto abbia tutte le skills necessarie per adempiere ai propri obblighi in funzione della portata dei servizi offerti. Su questo punto, il nodo non riguarda tanto gli attuali 20mila consulenti e gli oltre 6mila private bankers. Il vero nodo riguarda gli oltre 200mila dipendenti bancari. Su questo tema la sensibilità da parte della autorità è molto alto. La direttiva sarà recepita a inizio del 2018. Questo vuol dire che per valutare le conoscenze e competenze degli oltre 200mila bancari occorrerà esaminarne circa 900 al giorno. Un ritmo difficilmente sostenibile.

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