Il potenziale dei PIR: i primi dati sulla risposta degli italiani

A maggio, Eumetra MR ha effettuato le prime esplorazioni qualitative e quantitative (sondaggio telefonico, su telefoni fissi e mobili, su un campione rappresentativo di 800 italiani adulti, 4-5 maggio 2017) sul tema dei PIR per misurare le prime reazioni degli italiani. In questa breve nota, i primi risultati e i commenti dei ricercatori.

 

di Fabrizio Fornezza, Eumetra MR

 

 

I PIR sono i nuovi Piani Individuali di Risparmio, la nuova opportunità offerta ai risparmiatori per investire sulle aziende italiane con un risparmio fiscale (per gli investimenti detenuti almeno cinque anni). Secondo quanto dichiarato anche di recente sia dal Ministro Padoan che da Fabrizio Pagani, Capo della Segreteria tecnica del Ministro dell’Economia: i PIR hanno l’obiettivo di favorire l’aggancio fra risparmio nazionale e bisogni delle imprese. Un obiettivo importante, fondamentale per il Paese e inizialmente previsto dal Ministero in circa 2 miliardi di risparmio raccolto nel 2017. In realtà, i PIR sembrano avviati verso obiettivi più ambiziosi. Già oggi i principali player del mercato sembrano da soli avviati a superare il miliardo di raccolta dopo soli tre mesi dalla partenza dei PIR. Una stima ottimista, ma basata sui trend in atto, potrebbe prevedere per il 2017 il superamento di slancio dei 6 miliardi di raccolta complessiva. E qualcuno parla già di raggiungere quest’anno la soglia dei 10 miliardi. Sono valori importanti anche vista la capitalizzazione attuali delle imprese italiane (tutto il listino AIM, ad esempio, capitalizza ad oggi attorno ai 3 miliardi di euro). Un listino piccolo attualmente se comparato con il suo potenziale, ma anche lui in movimento. Anche le aziende si stanno muovendo: gli addetti ai lavori riportano di diverse aziende italiane interessate alla quotazione.
Ma cosa sanno e pensano gli italiani dei PIR? Le prime esplorazioni Eumetra MR dicono che il 20% degli italiani adulti (circa 10 milioni) hanno sentito parlare di questa opportunità. La conoscenza è patrimonio soprattutto di una élite culturale. Più della ricchezza personale, nel cogliere anche questa innovazione, conta la sensibilità ai segnali del cambiamento. Non a caso sono soprattutto i laureati ad aver colto il segnale. Questo significa che i PIR hanno ancora molto bisogno di essere raccontati e spiegati ai risparmiatori. Non si tratta di fare un’opera di vendita forzata. Ci vuole un lavoro di supporto per capire – con ogni risparmiatore – la sostenibilità del PIR nel suo portafoglio, in termini di rischio, diversificazione, ecc. Un lavoro per consulenti responsabili al servizio di una finanza responsabile. Il tema dell’”impact finance” (una finanza con impatto positivo su territorio e società) così trattato a livello internazionale, qui diventa concreto e tangibile, per chi lo volesse raccogliere.
Il lavoro non sembra difficile: le prime esplorazioni di ricerca sugli italiani segnalano molti risparmiatori interessati. Il 6% degli italiani si dice molto interessato (e da soli sono circa 3 milioni). Il 27% (12 milioni) interessato o almeno incuriosito. Fra l’altro, l’interesse cresce presso chi si è già informato. Sono numeri potenzialmente importanti, anche alla luce dell’ampia liquidità degli italiani: mille e trecento miliardi di euro. Giusto un dato di confronto: BTP Italia 2017 della settimana scorsa ha ricevuto dal mercato retail circa 55mila contratti per un totale di oltre 3 miliardi. Di solito il grosso delle sottoscrizioni individuali si posiziona sotto i 50mila euro. I PIR possono dunque rappresentare una opportunità importante non solo per gli investitori più ricchi, ma anche – se ben dosati – per il piccolo e medio risparmiatore. Certo, non mancano dubbi legittimi dei risparmiatori: sul rischio, sulla sostenibilità. Ci vuole una industria finanziaria matura e consapevole del suo “nuovo” ruolo sociale – quello richiesto dalle nuove istanze di un cliente più evoluto e dalle nuove sfide regolamentari (MIFID II e 2018). Una industria attenta al consolidamento ed alla crescita del suo rapporto con gli investitori sul medio termine e non solo interessata a massimizzare la raccolta e le commissioni nel breve.

 

Ma le possibilità ci sono, come dicono i numeri. In fondo, abbiamo già visto il risparmio degli italiani muoversi a favore del Paese. Ricordiamo tutti la stagione delle privatizzazioni, pur con i suoi alti e bassi, come un momento importante e spesso ragionevolmente felice per gli investitori.
I PIR possono rappresentare una soluzione anche più stabile e duratura. Ma richiedono appunto di essere ben usati. Non sono (solo) un prodotto finanziario qualunque, con una buona fiscalità. Si connettono a temi personali e sociali sui quali tutti gli italiani oggi sono molto caldi: il futuro dei propri soldi nel medio periodo, lo sviluppo del proprio territorio, la sostenibilità dell’economia e delle aziende italiane e dell’occupazione nel nostro Paese.
Per l’Italia questa innovazione potrebbe essere di enorme utilità, se ben sfruttata. Nel suo impatto quantitativo, ad esempio nel dare adeguati finanziamenti alle aziende in grado di aprirsi ed innovare. Così come nel suo contributo qualitativo. Come il portare le imprese ad un diverso rapporto con il mercato del finanziamento e dei capitali. O accompagnare i risparmiatori a vivere in modo più evoluto ed adulto i temi della gestione del risparmio di medio e lungo termine. A quanto sembra una buona parte di queste sfide passano da qui. Affrontiamole con grande responsabilità.

 

22 maggio 2017

Stampa

Potrebbero interessarti anche...

Normativa PIR, la “manovrina” scioglie alcuni dubbi
22 maggio 2017
Il provvedimento include ritocchi di natura formale volti a risolvere alcuni dubbi interpretativi che il testo normativo poneva nella sua originaria formulazione.
PIR, le stime di raccolta
28 febbraio 2017
Arrivano a circa due mesi dall’introduzione in Italia della normativa sui Piani Individuali di Risparmio
Risparmio: Pagani (Mef), raccolta PIR supererà previsioni
22 febbraio 2017
Il capo segreteria tecnica è ottimista sulla raccolta che il Governo si aspetta dai PIR