Il legame tra sostenibilità e innovazione decisivo per la costruzione del futuro

All’undicesima edizione del Salone del Risparmio in esame le linee di sviluppo dell’industria per i prossimi decenni. Galli: “Ambiente e digitale sono le due direttrici di trasformazione su cui ad oggi sappiamo di più, ma in gioco c’è la natura dei modelli di business di tutti i settori economici”

 

di Davide Mosca, Caporedattore FocusRisparmio
“La sostenibilità non può essere ridotta alla sfida ambientale, così come l’innovazione non può essere ridotta alla rivoluzione digitale. Questi sono i due fattori trasformativi oggi in atto su cui sappiamo di più e per cui è più chiara la portata dirompente sulle attività economiche, ma il cambiamento investirà per intero i modelli di business attuali e il risparmio gestito ha il potere, e in una certa misura il dovere, di assumere un ruolo centrale nella costruzione del futuro”.

 

Fabio Galli, direttore generale di Assogestioni
Fabio Galli, direttore generale di Assogestioni

Fabio Galli, direttore generale di Assogestioni, pone l’accento sull’importanza del momento che vive l’industria in questa fase di ripartenza delle economie impegnate nel percorso di uscita dalle sabbie mobili determinate dalla pandemia. Più di un anno caratterizzato da accelerazioni e battute d’arresto, dimostrazioni di resilienza e prese di coscienza sulla necessità di un cambiamento del modello economico e sociale non più rimandabile.

 

“Siamo molto orgogliosi che la nostra industria si fondi su due grandi valori: beneficio per il risparmiatore grazie all’obiettivo della creazione di valore nel tempo e beneficio per l’economia grazie all’allocazione di risorse per generare crescita nel lungo termine. Partendo da questi capisaldi, l’elemento di novità decisivo su cui dobbiamo concentrare ora la nostra attenzione è la fortissima spinta determinata dal grande obiettivo della sostenibilità. Dare vita ad un’industria sostenibile è possibile solo se le case di gestione, oltre ad innovare i propri modelli di business, contribuiscono al cambiamento dei modelli di business delle società a cui si espongono. In questo modo l’investimento diventa non solo una forza di allocazione dei capitali, ma una forza di innovazione trasformativa”.

 

Incubatori di innovazione
“Non è più rispondente alla realtà che viviamo”, spiega Galli, “limitarsi alla compravendita di titoli finanziari in ottica di diversificazione del rischio e generazione di rendimento finanziario per l’investitore”. “La catena del valore”, prosegue, “vive un processo evolutivo in cui tutte le sue parti si devono muovere in modo sincrono verso la sostenibilità. Il punto mediano in cui si posiziona il risparmio gestito, fra imprese e consulenti, e tramite questi i clienti finali, determina il diritto e il dovere di essere centro di innovazione in ottica sostenibile”.

 

“Un incubatore di innovazione” che agisce concretamente attraverso un engagement costante e serrato fra chi domanda e chi offre capitali in un’ottica di crescita di lungo termine. “Da un lato gli asset manager sono molto più responsabilizzati nei confronti dei canali distributivi per spiegare che cosa significa proporre prodotti sostenibili, e dall’altro devono mettere in campo un engagement molto più attivo nei confronti delle società in cui investono”, dichiara il direttore generale di Assogestioni.

 

Oltre il concetto di esternalità negativa
“Siamo ormai oltre la semplice scelta di come allocare le risorse tenendo conto in modo esclusivo di fondamentali societari o di settore. Oggi è finalmente maturata la consapevolezza dell’ineluttabilità delle esternalità negative che porta a considerare fattori aggiuntivi rispetto alle sole metriche finanziarie”.

 

“In realtà”, si spinge oltre Galli, “dobbiamo iniziare a pensare ad un abbandono del concetto stesso di esternalità”. “Guardando ai modelli di business aziendali non è più possibile dire chiaramente cosa sia esterno”, prosegue, facendo riferimento all’impossibilità per un’azienda di considerarsi al riparo dagli impatti negativi, ad esempio in termini ambientali e sociali, causati dalla propria attività. “Questo porta ad un radicale ripensamento del concetto di rischio che non è più un elemento parziale determinato da una singola attività, ma un fattore sistemico alla cui creazione concorre l’intero spettro delle attività economiche globalmente considerate”, completa sul punto.

 

L’investimento sostenibile, portatore di impatti positivi, arriva così a configurarsi come un bene pubblico. “Per essere interessante per un gestore di capitali”, chiarisce Galli, “oggi un’azienda non solo deve produrre utili in maniera continuativa nel tempo, ma deve farlo in modo sostenibile. Il vero elemento di novità è il ruolo attivo che gli asset manager svolgono in questo salto di qualità culturale che pone una grande quantità di sfide, tanto concrete quanto valoriali, nel lungo e lunghissimo periodo e spinge verso un nuovo concetto di crescita”.

 

La liquidità per costruire nuovi mondi
Una crescita caratterizzata dalla sostenibilità che in modo canonico si divide oggi nei tre criteri dell’ambiente, del sociale e della governance, ma a cui è sotteso “un cambiamento culturale che, e di questo dobbiamo essere consapevoli, durerà decenni”.

 

“Se oggi possiamo contare su una sufficiente chiarezza su ciò che significa sostenibilità in termini ambientali, grazie alla consistenza degli studi sul cambiamento climatico e sui suoi effetti, tale concetto esteso a livello sociale e di governance, nonché nella sua accezione più generale riferita all’intero sistema economico, ha un’ampiezza che ci pone agli albori di un nuovo mondo che riflette e sviluppa modelli di business senza conoscerne esattamente i contorni”, argomenta il direttore generale di Assogestioni.

 

La sfida è, dunque, decisiva e molto complessa. “Dalla dichiarazione di intenti ad arrivare a modelli di business che diano corpo sia all’azione educativa nei confronti dei risparmiatori sia a concrete ed efficaci pratiche di engagement nei confronti delle imprese il passo è enorme e dovremo necessariamente attraversare un lungo periodo di tentativi e adattamenti, vittorie ma anche battute d’arresto”, fa notare Galli.

 

Tutti questi temi saranno al centro dell’undicesima edizione del Salone del Risparmio che, afferma il direttore generale di Assogestioni, “vuole essere il momento in cui l’industria si incontra per indagare le direttrici di questo cambiamento di lungo periodo, sviscerando sia i suoi aspetti più pratici e immediati, sia quegli elementi concettuali che ci accompagneranno in un orizzonte temporale di lungo e lunghissimo periodo”.

 

Un futuro con un ruolo da protagonista tutto da conquistare, sintetizzato nella frase “Da risparmiatore a investitore: la liquidità per costruire nuovi mondi”. Questo il titolo scelto per l’appuntamento in programma dal 15 al 17 settembre al MiCo di Milano, che vedrà oltre 100 conferenze con apertura dedicata proprio alla rivoluzione in atto nei modelli di business. Ad intervenire, fra gli altri, Fredric Laloux, tra i massimi esperti mondiali di organizzazione aziendale.

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