Emergenza pensioni

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Ha i contributi previdenziali più alti d’Europa e gli investimenti minori nei fondi pensione privati. Questa, in estrema sintesi, la fotografia previdenziale dell’Italia secondo il Pensions Outlook 2016 dell’Ocse: il livello dei contributi a carico delle aziende è del 23,8%, mentre quelli a carico del lavoratore, al 9,19%, sono in linea con Francia e Germania.

 

Ma la spesa pensionistica pubblica italiana ha pesato sul Pil il doppio rispetto alla media Ocse (16% contro l’8,4%) dal 2010 al 2015, mentre di converso, le attività dei fondi integrativi è pari all’8,7% del Pil (dal 2,6% degli anni 2000), ponendo il nostro Paese in fondo alla classifica.

 

Una situazione di emergenza. Non a caso, nella relazione annuale la Covip ha dedicato un intero capitolo alle aree di intervento per lo sviluppo della previdenza complementare. Richiamando “l’attenzione del legislatore a una revisione organica della disciplina che favorisse da un lato lo sviluppo delle adesioni e dall’altro un’evoluzione della stessa funzione della previdenza privata nel nostro Paese”. L’Autorità si è fatta portavoce anche di proposte normative incentrare sulla flessibilità, in entrata e in uscita.

 

“Il sistema italiano resta viziato dall’idea che la pensione sia sostitutiva della retribuzione – dice a Focus Risparmio Mauro Castiglioni, head of asset management di Deutsche Bank Italia – pertanto per molti anni, nessuno ha avuto bisogno di fare ricorso ai fondi privati, preferendo investire semmai nell’immobiliare, peraltro molto redditizio in periodi di inflazione galoppante. Ora la situazione è capovolta”. E la previdenza integrativa è una necessità per poter coprire, al termine della carriera, le necessità vitali. Come si fa ad incentivarla? “Con una disoccupazione giovanile a questi livelli è problematico costruire una cultura e far crescere il numero di iscritti ai fondi pensione – continua Castiglioni – per far decollare la previdenza privata è necessario innanzitutto far decollare il lavoro. Bisognerebbe poi introdurre maggiori forme di incentivo fiscale per chi investa in prodotti pensionistici, anche per padri e nonni che vogliano aiutare i loro figli a costruirsi un reddito per il futuro. Infine, deve crescere l’offerta e deve essere permeata di valenza sociale anche all’interno delle strutture distributive: anche tra operatori finanziari, bisogna lavorare perché aumenti l’attenzione su un tema così vitale”.

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