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Indipendente e multimarca, il modello Fineco
Tra le attività di Fineco c'è la consulenza indipendente, con una gamma di strumenti che non si limita ai fondi di investimento.

 

Intervista con Carlo Giausa, direttore servizi di investimento - FinecoBank

 


Nel Regno unito si annuncia una rivoluzione nel mondo dell'advisory, con la nascita della consulenza indipendente, pagata dal cliente, e il divieto per gli intermediari di incassare commissioni dalle società di gestione. In Europa la Mifid 2 potrebbe introdurre una differenziazione tra consulenza indipendente e consulenza "di base". Cosa sta succedendo nel mondo dell'advisory?
I segnali che vengono dai regolatori indicano una strada molto chiara. Nel Regno unito la Financial services authority ha stabilito che, dal primo gennaio del 2013, gli intermediari che svolgono un'attività di consulenza finanziaria non possono ricevere "inducement" dalla "fabbrica-prodotto", ma devono essere remunerati direttamente dal cliente. Si tratta di un cambiamento traumatico, soprattutto in un momento di crisi, ma sembra proprio che l'autorità britannica intenda respingere l'assalto delle lobbies contrarie a questa impostazione.

Questo esempio - tanto più importante in quanto Londra da sempre ha una forte influenza sui mercati finanziari - sta facendo proseliti, soprattutto nel Nord Europa: Danimarca e Olanda in particolare sembrano orientate a seguire la stessa strada.

Quanto all'Europa continentale, l'Ue deve valutare la proposta di revisione della Mifid presentata lo scorso ottobre dalla Commissione europea, che regolamenta la materia in una maniera più "soft". Stabilisce infatti che chi vuole svolgere un'attività di consulenza indipendente, deve essere in grado di offrire al cliente un numero ampio di strumenti finanziari diversificati con riguardo al tipo e all'emittente e non limitati a quelli emessi da società legate all'intermediario.

Rispettata questa condizione, la remunerazione potrà essere solo ed esclusivamente a carico del cliente, dunque non si potranno più incassare commissioni dalle società che forniscono i fondi e gli altri strumenti. Il segnale al mercato è quindi molto chiaro.

La Mifid peraltro non dice nulla sul resto dell'attività di consulenza, quella che gli inglesi definiscono "ristretta". E si può realisticamente immaginare che gli intermediari che non svolgono un'attività di consulenza indipendente ma collocano i prodotti "della casa" continueranno a farlo come ora.


Questi cambiamenti arrivano in un momento particolare per i mercati finanziari, che stanno attraversando una lunga crisi. Non si rischia di aumentare le difficoltà?
Sono anni difficilissimi per i mercati finanziari, con gli utili in deciso calo per gli intermediari. E gli effetti sono già sotto i nostri occhi. Negli anni scorsi aveva preso piede un processo molto lento, ma che sembrava costante, verso un modello di business multimarca. In alcuni casi si trattava forse di operazioni più di vetrina che di sostanza, ma la strada sembrava intrapresa. La crisi ha bloccato il processo, le strategie sono in corso di rivisitazione e presumibilmente si tornerà a favorire i prodotti "della casa".

Noi di Fineco siamo più fortunati, perché il nostro modello, indipendente e multimarca, è ormai consolidato. E anche in un periodo di crisi riusciamo a non subire i contraccolpi, ma anzi a realizzare economie di scala.


E tra le vostre attività c'è già la consulenza indipendente?
Fineco è da sempre una piattaforma aperta e "multibrand": i nostri "fondi della casa", che sono quelli di Pioneer, sono venduti al pari degli altri, e quasi l'85% dei fondi che collochiamo sono di terzi. Possiamo quindi tranquillamente offrire una consulenza indipendente, e con una gamma di strumenti che non si limita ai fondi di investimento, ma comprende anche azioni, obbligazioni, Etf...

Già da alcuni anni è attivo il servizio "Advice", e se ci fosse una "svolta anglosassone", se in altre parole passasse anche in Italia una normativa altrettanto rigida, noi saremmo già pronti, sia con uno strumento contrattuale ad hoc e ben rodato, sia con la necessaria gamma di strumenti di mercato. E parlo di oltre 60 tra asset manager, gestori, società di assicurazione.

Advice consiste proprio in una consulenza a parcella, ed è un servizio che ci sta dando grandi soddisfazioni, considerando che rappresenta una vera e propria rivoluzione culturale sia per i consulenti sia per i clienti. D'altra parte, non c'è mai stata l'abitudine di pagare per una consulenza finanziaria. Eppure sono già oltre 3 mila i clienti che hanno scelto questo servizio. E non si tratta di "super ricchi": gli asset under advisory sono circa un miliardo di euro, per un patrimonio medio di 250 mila euro. Sono clienti con una cultura particolare, e una particolare attenzione per i loro investimenti finanziari: persone aperte alle novità, e che di fronte a una proposta fondata sulla solidità, la strutturazione dell'offerta, il rigore nella gestione del rischio e nella rendicontazione, accettano di cambiare abitudini.

Ci tengo particolarmente a sottolineare inoltre che, anche se la legge non ci impone nulla del genere, abbiamo deciso di retrocedere ai clienti le commissioni che incassiamo sui prodotti collocati nell'ambito del servizio: quello che le società di gestione ci pagano per il collocamento dei loro fondi viene girato direttamente sui conti correnti dei clienti.


CoreSeries è una novità più recente. Di cosa si tratta?
Accanto alla consulenza indipendente, continuiamo a vendere fondi "à la carte", sui quali incassiamo le normali commissioni dalle società di gestione.

CoreSeries rientra in questo filone ed è una innovativa soluzione di investimento che, sotto la forma di un fondo di fondi, raccoglie il meglio della piattaforma Fineco. Si tratta di circa 4 mila fondi: per un cliente scegliere è difficilissimo. In accordo con la nostra rete di consulenti abbiamo racchiuso nei comparti di CoreSeries (otto per ora, ma saliranno a dieci) soltanto i fondi "top rated", selezionati su base quantitativa, utilizzando, accanto al rating Morningstar, un rating proprietario. Clienti e promotori non devono far altro che scegliere il comparto più adatto al profilo di rischio di ciascuno, riuscendo a ottimizzare il rapporto fra il rischio e il rendimento della soluzione prescelta.

 

21.Febbraio.2012

 

 

 

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